Molti adulti evitano di sottoporsi a trattamenti ortodontici perché temono il confronto con la propria immagine allo specchio, in caso la cura preveda il ricorso ad un apparecchio per denti.

Non riescono a togliersi dalla mente l’idea di una bocca che le applicazioni ed il filo metallico rendono troppo “scintillante”. Queste placchette (o brackets) in metallo, fino a poco tempo fa inevitabili, sono oggi possono essere sostituite dall’equivalente in ceramica o resina, che le mimetizza di più col dente.

Tuttavia per gli esteti più esigenti è stata inventata la tecnica linguale.
Essa consiste nell’applicazione di attacchi e archi metallici non sul lato esterno, ma su quello interno dei denti, rendendoli così assolutamente invisibili a qualsiasi osservatore. L’efficacia di questi apparecchi ortodontici “mimetici” è almeno pari a quella degli apparecchi tradizionali. A volte sono addirittura preferibili a questi ultimi, nei casi in cui il paziente soffra di morso coperto o disfunzioni craniomandibolari, o quando non si vogliono rischiare retrazioni delle gengive o danni allo smalto anteriore dei denti.

Ma questa tecnica ha un piccolo difetto: nelle prime settimane alcuni pazienti lamentano difficoltà a parlare o fastidiose irritazioni alla lingua. Tuttavia il ricorso alla tecnica linguale accompagnata ad una progettazione al computer dell’apparecchio, che viene adattato alla bocca, insieme ad un po’ di pazienza da parte del paziente, rendono questa soluzione la più efficace dal punto di vista estetico.

Quanti di voi conoscevano il significato di “tecnica linguale”? Ecco le simpatiche risposte raccolte per strada da Niccolò Torielli delle Iene,  “specialista del sorriso”.