La risposta alla domanda del titolo potrebbe essere: entrambi! Infatti, nell’esercizio della sua professione, un ortodontista deve ricorrere a un modus operandi che non si discosta molto da quello adottato dal celebre investigatore nato dalla penna di Arthur Conan Doyle.

Per definire la storia medica del paziente (cosiddetta anamnesi medica e ortodontica), eventuali problematiche generali, trattamenti ortodontici già effettuati, abitudini alimentari o atteggiamenti particolari, lo specialista in ortodonzia deve raccogliere diverse informazioni dal paziente, indagando quindi sul suo “passato clinico”.

Questa raccolta di dati, insieme alle impronte, alle radiografie ed alle fotografie del paziente, rappresenta quello che viene chiamato Studio del Caso il mezzo attraverso il quale l’ortodontista esamina la situazione, definisce una diagnosi e formula un piano  di trattamento ortodontico dettagliato. Ecco perché rispondere con attenzione e precisione alle domande come fosse l’interrogatorio di Sherlock Holmes è di fondamentale importanza per offrire al proprio ortodontista di fiducia tutti gli “indizi” necessari che gli permetteranno di formulare con precisione una diagnosi precisa e corretta.