La parola bruxismo può non esserci familiare, ma descrive un fenomeno piuttosto comune che ognuno di noi può aver provato almeno una volta: quello di “serrare o digrignare i denti” quando sottoposti a situazioni di tensione o in condizioni di stress.

Questo disturbo abbastanza diffuso (coinvolgerebbe tra il 5 ed il 20%  degli italiani) avviene in maniera inconsapevole sia durante il giorno che nelle prime fasi del sonno. Può essere causato da fattori genetici, malformazioni mandibolari e problemi di malocclusione, ma può anche fare da spia a disturbi psicopatologici come stress, tensione emotiva, aggressività.
Le conseguenze del bruxismo spaziano dall’usura della superficie masticatoria dei denti (condizione che spesso fa capire all’ortodontista che il paziente ne è affetto) e dalla perdita di smalto a fratture, perdite dentali e dolori dell’articolazione temporo-mandibolare, che spesso causa cefalea.

Per il momento non esiste un trattamento specifico per risolvere questo problema. L’ortodontista può però aiutarci a proteggere i nostri denti con un bite (o byte) dentale, un apparecchio mobile da applicare quando si è sottoposti a stress o durante la notte, e che viene personalizzato sul calco delle arcate dentarie. Esistono in commercio anche bite di dimensioni standard da sciogliere in acqua calda e modellare sui denti, ma bisogna tener presente che possono provocare l’insorgere di altri problemi come l’irritazione delle gengive dovuta ad un suo non completo aderimento.

• Le “inchieste dello specialista del sorriso“: guarda il videoCos’è il bruxismo